| Don Carlo Gnocchi |
|
|
|
Una giovane donna sconvolta gli porta un giorno un bambino di otto anni, Paolo, che ha perso una gamba per lo scoppio di una bomba. "Non ho più nulla, sono sola al mondo. E' da due giorni che non mangiamo. Don Carlo, lo prenda lei il mio Paolo, la scongiuro". Quell'innocente sarà il suo primogenito in una famiglia sempre più numerosa... Arosio (Como), 1945
Il primo impegno apostolico del giovane don Carlo è quello di assistente d’oratorio: prima a Cernusco sul Naviglio, poi, dopo solo un anno, nella popolosa parrocchia di San Pietro in Sala, a Milano. Raccoglie stima, consensi e affetto tra la gente tanto che la fama delle sue doti di ottimo educatore giunge fino in Arcivescovado: nel 1936 il cardinale Ildefonso Schuster lo nomina direttore spirituale di una delle scuole più prestigiose di Milano: l'Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Don Carlo attira la simpatia dei ragazzi e delle loro famiglie con il suo sorriso naturale e spontaneo: gentile, aperto, disposto a capire tutto, paterno senza essere paternalista, ma fermo, esigente, anche insistente, sicuro nei princìpi cristiani e sicuro che non serva imporli quanto proporli. «Uno che non agguantava la "preda", che non la trattava altezzosamente – così viene descritta l’opera di don Carlo al Gonzaga - ma che al contrario si avvicinava con delicatezza, non si stancava mai di spiegare e incoraggiare; uno che confortava, che esaltava i successi e relativizzava le sconfitte di quelli che si rivolgevano a lui». Nel 1940 l'Italia entra in guerra e molti giovani studenti vengono chiamati al fronte. Don Carlo, coerente alla tensione educativa che lo vuole sempre presente con i suoi giovani anche nel pericolo, si arruola come cappellano volontario nel battaglione "Val Tagliamento" degli alpini, destinazione il fronte greco albanese. Affronta - malgrado la salute cagionevole - marce e fatiche confessando, predicando coraggiosamente e con zelo: diviene il miglior amico dei soldati, il padre a cui appoggiarsi e riferire le proprie paure. La perseveranza, la fede, l'amore che da lui traspaiono generosi e luminosi fanno nascere molte conversioni. Terminata la campagna nei Balcani, dopo un breve intervallo a Milano, nel ‘42 don Carlo riparte per il fronte, questa volta in Russia, con gli alpini della Tridentina. Nel gennaio del ‘43 inizia la drammatica ritirata del contingente italiano: don Carlo, caduto stremato ai margini della pista dove passava la fiumana dei soldati, viene miracolosamente raccolto su una slitta e salvato. È proprio in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura in lui l'idea di realizzare una grande opera di carità che troverà compimento, dopo la guerra, nella Fondazione Pro Juventute. Ritornato in Italia nel 1943, don Gnocchi inizia il pietoso pellegrinaggio, attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti per dare loro un conforto morale e materiale. In questo stesso periodo aiuta molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera, rischiando in prima persona la vita: lui stesso viene arrestato dalle SS e imprigionato con la grave accusa di spionaggio e di attività contro il regime. A partire dal 1945 comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti appena abbozzato negli anni della guerra: don Carlo viene nominato direttore dell'Istituto Grandi Invalidi di Arosio e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l'opera che lo porterà a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di "padre dei mutilatini". Nel 1949 l'Opera di don Gnocchi ottiene un primo riconoscimento ufficiale: la "Federazione Pro Infanzia Mutilata", da lui fondata l'anno prima per meglio coordinare gli interventi assistenziali nei confronti delle piccole vittime della guerra, viene riconosciuta ufficialmente con Decreto del Presidente della Repubblica. Nello stesso anno, il Capo del Governo, Alcide De Gasperi, promuove don Carlo consulente della Presidenza del Consiglio per il problema dei mutilatini di guerra. Da questo momento uno dopo l'altro, aprono nuovi collegi. Nel 1951 la Federazione Pro Infanzia Mutilata si trasforma nella Fondazione Pro Juventute, riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica l'11 febbraio 1952. L'ultimo suo gesto profetico è la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti - Silvio Colagrande e Amabile Battistello - quando in Italia il trapianto di organi non era ancora disciplinato da apposite leggi. Il doppio intervento, eseguito dal prof. Cesare Galeazzi, riesce perfettamente. L’amore di don Carlo per i suoi ragazzi anche in punto di morte e l'enorme impatto che il trapianto genera sull'opinione pubblica imprimono un'accelerazione decisiva al dibattito sulla donazione degli organi, sia in sede civile che ecclesiale. Pio XII, la domenica successiva alla morte di don Carlo, ne avalla l’estremo atto di generosità. Il Parlamento italiano, nel giro di poche settimane, vara la prima normativa in materia. Estratti dal sito ufficiale della Fondazione Don Carlo Gnocchi www.dongnocchi.it |


Don Carlo Gnocchi, nasce a San Colombano al Lambro (Milano), il 25 ottobre 1902. Viene ordinato sacerdote il 6 giugno 1925 e fin dal suo primo impegno pastorale è evidente la straordinaria attenzione all'aspetto educativo del rapporto con i giovani che sarà una delle travi portanti di tutta la sua vita. Altrettanto evidente è la grande attenzione ai bisognosi, a quelli che patiscono nel corpo e nello spirito ed è chiarissima la sua volontà di fare il bene e di donare a tutti l'amore di Dio.