| Diario 2004-08-03 |
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Girare con i bambini Qualche giorno fa una “ragazza del forum” mi ha chiesto per email come sia stato lavorare con i bambini nel senso se questi bambini erano coscienti che quello che loro stavano ricreando non apparteneva solo al passato. Posso rispondere dicendo che lavorare con i bambini è stato veramente un viaggio bellissimo. Non c'era molto tempo per parlare, ma a loro raccontavo chi erano quei bambini cosa avevano vissuto etc. e che nel mondo ci sono ancora bambini vittime delle guerre ed è per questo forse che anche nei momenti più duri, vestiti con abiti invernali sotto il solleone o le lampade, non si sono mai lamentati ed erano felici quando arrivava un ghiacciolo. Sembravano veramente bambini di altri tempi! Mi ricordo uno di sei anni all'inizio era venuto da me dicendomi che si annoiava e voleva tornare a giocare con il suo giochino elettronico. Gli ho spiegato di quanto invece fosse importante un'esperienza da fare con tanti bambini per imparare anche in futuro a non stare solo in casa davanti ad un computer. Ha capito subito e ha fatto dietro front integrandosi.
Mi ha sorpreso vedere la capacità di apprendimento di un bambino. Appena mostravo loro la scena registrata al monitor facendo vedere gli errori e i difetti anche se piccolini capivano subito come muoversi davanti alla macchina da presa. Era commovente osservare come prendevano sul serio le loro finte menomazioni, erano capaci di restare con le loro gambette piegate o il braccino nascosto dietro, con la manina immobile. Qualche volta però succedeva che una manina scappava fuori. Una volta avevo già detto “buona cambiamo scena!” quando ci siamo accorti che tra i tanti bambini ce ne era stato uno con un braccio, un moncherino e una manina che appariva da sotto la giacchettina. Abbiamo dovuto rifare la scena. Alcuni erano così volenterosi di far bene che si arrabbiavano se si sbagliavano o se specialmente la scena durante le prove veniva interrotta e non portata a termine a causa di errori dei grandi. Alcune volte erano così veloci che se l’adulto con cui interagivano aveva una breve esitazione, gli suggerivano subito la battuta da dire o cosa doveva fare. Al momento del ciak c’era qualcuno che doveva fare pipì o bere un bicchier d’acqua e così di corsa veniva prelevato e riportato a tempo di record. Comunque è incredibile quanto i bambini amino entrare in un altro personaggio e come poi, appropriandosene riescano ad interagire spontaneamente nel ruolo. A presto, Cinzia TH Torrini (Roma, 3 agosto 2004) |


