wendy
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/03/18 20:19
Repetita iuvant!! Io direi che nella scia di quel ricordo Carlotta cederà ai suoi impulsi...
Quanti scrittori in questo forum...!!L'unica asina sono io!
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/03/24 17:59
I ricordi di quella notte sarebbero rimasti fermi nella sua mente per anni... I ricordi di quella notte sarebbero rimasti fermi nella sua mente per anni, attaccati ad un ideale romantico se poi i tempi e le situazioni non li avessero cancellati inesorabilmente. Si dice che col passar del tempo si dimenticano le situazioni spiacevoli ma si conservano quelle gradevoli che accudiscono e rinfrancano l'animo durante i percorsi tortuosi della vita.
Beh, per Carlotta non era stato così. O forse la giovane donna aveva voluto spingere tropo avanti un sogno che non avrebbe meritato la verifica del confronto con la realtà. O non l'avrebbe la retta.
Infatti Carlotta dopo quella notte, finita alle luci inclementi del mattino, non era stata capace di accettare l'accadere della follia dolce ed esaltante di una notte ed aveva voluto invece fantasticarci sopra, cullando l'immagine del bel ragazzo viennese nel cuore, fino all'estate successiva.
Si erano scritti, sentiti telefonicamente, con un rapporto a distanza che si era andato però sempre più sfilacciando fino a diventare trasparente. Arrivata l'estate, quel compagno di penna che era stato Karl, quasi non esisteva più, ma Carlotta, testarda ed amante delle cose difficili, decise che se il rapporto doveva finire (ma era poi mai stato tale?) doveva essere verificato di persona. E prese il treno per Vienna. S' iscrisse ad un corso di tedesco che si teneva all'Università di Economia e partì. Karl aveva tentato di dissuaderla, premettendo che d'estate lui lavorava in giro per il paese, ma Calotta non e aveva voluto sentire quelle parole. Arrivò alla stazione e non c'era nessuno che l'aspettava. Ma se lo era immaginata. Si diresse alla casa che l'avrebbe accolta, una specie di college studentesco. Entrata nell'atrio si accorse che gli studenti erano tutti più giovani di lei e che il suo tedesco, imparato al Goethe, non era sufficiente nemmeno per farsi capire allo sportello di ricevimento. E passò all'inglese che sapeva indubbiamente meglio. Una volta accomodatasi nella stanza doppia che condivideva con una spagnola, telefonò al suo musicista. Il telefono trillò a lungo a vuoto. Riprovò dopo un'ora ed ottenne lo stesso risultato. Dalla finestra, che apriva su Florianegasse, proveniva l'odore eccitato dell'estate. Scese in strada e cominciò a ciondolare senza meta per le strade linde e ordinate della capitale viennese. Stanca, decise di bere un caffè. Il famoso caffè viennese di cui aveva tanto sentito parlare. C'era l'imbarazzo della scelta e avrebbe potuto mettere alla prova il suo tedesco grezzo e scolastico. Mentre cercava di farsi capire dal cameriere, sentì qualcuno che alle spalle pronunciò ad altavoce ''Schwarzer'' e si voltò. Non poteva credere ai propri occhi.... continua
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/04/06 22:33
Che suspence!! Chi era mai? Karl..?
Mi intriga... Dove sei, Cate...all'estero, girondona?
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/04/07 08:46
No, sono andata nel veneto a vedere due mostre : una a Conegliano quella del Cima ed una a Castelfrancoveneto (Giorgione)...Non scrivo da molto. perchè ho avuto molto da fare, ma oggi spero di continuare..
Caterina |
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/04/07 14:58
 Un uomo che esce da un affresco..può essere vero?
Sì, Carlotta si sorprese grandemente. Le sembrava di aver riconosciuto quel ragazzo biondo, alto e occhi verde bosco che aveva incontrato una volta tanti anni prima...in un dipinto. O sarebbe meglio dire che le era sembrato uscire da un affresco in un un muro di una villa palladiana nel Veneto.
Vi era andata per viaggio di piacere e di cultura insieme. Una domenica che non sapeva come spendere il tempo. Era sola, ma sapeva gestire bene la sua solitudine, anzi, quasi la entusiasmava. La mancanza di punti di riferimento fissi, amici, parenzi, cose da fare e persone da trovare, le concedevano l'opportunità di allargarsi nel tempo e nello spazio e di vedere quello che al momento le sembrava più accattivante ed interessante. Sì sentiva libera come una farfalla e si poggiava dove le gradiva maggiormente. Per poi riprendere il volo per non sapeva dove..
Ma ricordava che quel giorno, forse lontano perchè lo aveva rimosso dalla mente, ma sostanzialmente vicino, solo qualche mese o un anno prima, stava visitando gli interni della bella villa Barbaro di Maser, costruita da Andrea Palladio e affrescata da Paolo Veronese e mentre ammirava un fantastico e gioioso tramp l'oeil'' dipinto su uno dei muri le era parso davvero che da quel punto stesse uscendo un ragazzo che, aprendo la porta, lasciava intravvedere il retrostante atrio. Era in costume d'epoca, ma era ad altezza d'uomo, alto come lei e la guardava in viso. Si era soffermata a lungo su quella figura, flessuosa, snella, serena e ammiccante. L'occhio non voleva lasciare l'immagine, ma improvvisamente sentì una presenza alle spalle e si voltò.
Le sembrava proprio l'imagine riflessa del ragazzo nel dipinto sul muro. Si ricordò che vacillò, quasi a perdere i sensi, ma il ragazzo la sorresse tenendole la schiena con la mano destra.
''Alles gut?'' le chiese in tedesco.
Carlotta lo masticava male allora, il tedesco, ma la sorpresa era ciò per cui era ammutolita così improvvisamente. Si staccò repentinamente dal ragazzo, gli toccò i vestiti ( un maglione ed una giacca di velluto) e corse via, verso la scala d'uscita. Arrivata fuori riprese fiato. Si guardò nuovamente alle spalle per vedere se la figura l'avesse seguita. Ma non c'erano nulla e nessuno. Si affrettò ad uscire dalla sontuosa villa e a scomparire oltre il cancello.
Ecco la persona che aveva davanti ai suoi occhi allora nel bar viennese, era proprio quella che aveva incontrato nella villa canoviana, o almeno sembrava lui. Il ragazzo le sorrise e si avvicinò al banco ordinare un caffè per lui e il suo amico: Karl.
Post modificato da: Caterina, alle: 2010/04/09 11:24
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/04/09 09:30
Bravaaaaaaaaaaaaaaaaa, Cate!! che bella questa pagina tra l'onirico e la realtà.
Chiamerei questo tuo lavoro : ESERCIZI DI STILE. Rispetto agli scritti precedenti, questo è molto piu' accattivante. Aspetto la continuazione...
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/04/09 11:26
A differenza degli altri scritti, di fisso c'è solo l'obiettivo di divertirmi e sorprendere voi..Ma ci sarà anche un finale a sorpresa...Quello è fisso..
Caterina |
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/04/17 11:54

La mia vita come in un romanzo XVIII di La redazione di dols
Come poteva essere invidiosa di un rapporto così diverso, e che a lei pareva esclusivo, da quello che lei aveva avuto con lui?
Certo che rivedere insieme ''un sogno presente'' (Karl) ed ''uno imaginario'' ( il ragazzo dell'affresco), fermi davanti a lei e poterli toccare, sembrò a Carlotta un vero miraggio dal quale con difficoltà si riprese. ''Ciao Karl...e come si chiama il tuo amico?'' ruppe il silenzio Carlotta '' Gustav. E' di Vienna. Ma voi due ci conoscevate?'' chiese Karl incuriorsito, non sottovalutando le occhiate di reciproco interesse che i due si stavano scambiando. ''Oh, è ua lunga storia...l'ho conosciuto in un affresco!'' Karl, si mostrò ingolosito dalla notizia, ma non lasciava mai il braccio del suo amico che teneva con una stretta salda, quasi a non volerlo far scappar via. O forse allontanare per avvicinarsi alla nuova arrivata. Gustav invece apriì un largo sorriso e aggiunse quasi sottovoce: ''Sì, ricordo anche io''. I tre, ricongiunti così inaspettatamente, non ruscivano ad andare oltre i convenevoli: Carlotta guardava Gustav cercando di raccogliere i frammenti d'i immagini nella mente, di nascosto e traversalmente osservava Karl che aveva un occhio per lei ed uno per l'amico. Decisero di andare a bere il caffè viennese all'aperto sui tavolini disposti nel piccolo gazebo antistante la porta. Si sedettero ad un tavolino di petra grezza, sostenuto da esili gambe di ferro smaltato nero. Le sedie che lo circondavano e alle quali si sedettero, tutto erano tranne che comode: una seduta impagliata rigida ed uno schienale di ferro smaltato che si infilava rigido e proteso all'infuori sotto le coste della schiena. Karl, sedutosi tra Carlotta e Gustav, continuava a tenere il braccio dell'amico e a non mollare un attimo la presa. Carlotta avrebbe voluto tanto che le circondasse le spalle con un braccio e la baciasse con quelle sue belle labbra morbide e rosa. E invece, nulla. Erano seduti al tavolino come un in attesa che le mosse l'uno dellaltro scoprissero qualcosa in più di ciò che era già palese. ''Speravo di vederti alla stazione'' - disse Carlotta. Poi pensò tra di sè che era stata una frase infelice ''Ti avevo detto che nel periodo estivo sono molto occupato''- rispose Karl ''Ah, già , dimenticavo. E Gustav che fa?'' ''Lui suona il flauto insieme a me.'' ''Ma dove? Che vi vorrei sentire..'' ''Non so dove saremo prossimamente. Forse domani a Salisburgo. Ma non ne sono certo.'' Carlotta comprese che la sua presenza non era benvenuta. Era quasi respinta dal muro di calore e affetto che avvolgeva i due ragazzi. Era come se...fossero appena usciti da una notte d'amore e la mente dell'uno possedesse quella dell'altro e non volessero intromissioni. Scacciò via questa idea gelosa. Come poteva essere invidiosa di un rapporto così diverso, e che a lei pareva esclusivo, da quello che lei aveva avuto con lui? Eppure quei due giovani erano tutti due belli e solari. Ma lei cosa aveva a che fare con loro? continua
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/04/18 23:07
Appunto, Carlotta...Che avevi a che fare con loro? Anvedi...Carlotta scopri' che Karl era bisessuale!!!Ma non era stato tanto passionale?? Che sorpresa...non ti puoi fidare piu' di nessuno...
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/04/19 08:33
Cara Wendy, ho voluto scoprire un nervo scoperto delle donne d'oggi. Sai quante s'innamorano di un uomo che poi scoprono essere bisessuale se non omo? E a proposito, proprio ieri la Litizzetto ne parlava da Fazio... pensa un po'.. I sessi non sono più quelli di una volta )) Se mai sono stati..
Caterina |
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/04/26 19:27
Se lo era chiesto a lungo cosa c'entrasse lei con loro, ma la incuriosiva molto il loro'' manage'' tutto al maschile e poi, doveva confessarselo, le piaceva la nuova situazione che si era creata. Perchè non potevano essere due amici per lei? Che le volevano bene come ad un'amica.
Basta con relazioni amorose incerate e lustrate ma che ogni volta si riproponevano uguali le une alle altre. Amore passionale, assidue frequentazioni, in seguito iniziavano gli sfilacciamenti, i tradimenti e poi, la fine del rapporto...nel bene o nel male.
Invece così' niente gelosie, ma vera cura ed affetto circolare tra i tre del gruppo. E così fu che Carlotta accettò l'invito di Karl a passare dal locale dove si sarebbero esibiti quella sera...
Un locale come un altro, di giovani musicisti. Pubblico allegro e rumoroso. Forse studenti universitari o amici di amici. Quasi si soffocava dal caldo sebbene la ventola sospesa giù dal soffitto cercasse di rimescolare e ricambiare l'aria . Si percepiva la mancanza di un condizionatore. Odore di sudore, di pelle diversa, ricordo di muffa sui muri e di polvere depositata da anni e mai rimossa. Tavolini adornati da tessuti ''d'antan'' o più propriamente vecchi, sdruciti, rappezzati.
Un ambiente povero di decori, ma ricco di cuori e di umori giovani e vitali. Carlotta era entrata con sospetto e timore ma si era ritrovata immediatamente a suo agio, come una suppellettile depositata su un mobile per caso, ma già perfettamente a suo posto.
Mentre vagava per l'angusto ambiente sentì un braccio che le circondava il corpo prendendola dalle spalle. ''Ciao Bella, come ti trovi qui?'' - la colse improvvisamete la voce di Gustav. ''Bene, direi. E molto bello'' disse Carlotta mentendo spudoratamente sull'estetica del locale, ma dichiarando il vero per la confortevolezza che provava rispetto all'ambiente.
Il ragazzo la prese per mano e la trascinò in una stanzetta laterale, meno rumorosa, ma ugualmente polverosa. Il contatto della sua mano, piccola per appartenere ad un uomo ma calda, la scosse dalle sue elecubraziobni e riflessioni. Sì, Gustav, l'uomo del dipinto. Vicino a lei sembrava meno alto che inquadrato da lontano. Oppure potevano essere gli stangoni austriaci che svettavano tra la folla ne riducessero l'imponenza.
''Sai Carlotta che mi ricordo il tuo volto in Italia nella villa veneta?'' ''Davvero? Ma c'erano tante persone. Mi avrai intravisto per un attimo.'' '' No, ricordo sempre le cose belle e tu sei molto bella. Anche tu sembri uscita da un quadro.''
E dicendo così Gustav l'avvicinò a sè e le diede un timido bacio a fior di labbra e le porse un pacchettino avvolto in carta da pacco.
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/04/28 22:51
In tre? Beh, una esperienza nuova che riserva tante sorprese...
Carlotta è una curiosa e non si lascia intimorire dalle novità. Ma in questi casi si ama e chi?
Un pacchetto...dall'uomo del quadro!!! Sarà un pegno d'amore...? Chissà...
wendy
Post modificato da: wendy, alle: 2010/04/28 22:52
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/05/09 19:32

Quell'involucro avvolto in carta da pacco..se l'era rigirato tra le mani più volte. Era morbito con alcune asperità negli angoli. Tattilmente non riusciva ad individuarne il contenuto.
Il ragazzo autriaco la guardava negli occhi intensamente, ma non proferiva parola. Poi ad un tratto accennò ad uscire dal locale, indirizzandola verso un'uscita secondaria. Carlotta imboccò lo stretto tunnel che separava la sala da audizione e il cortile esterno. Gustav la seguì subito dietro... Le prese il sacchetto dalle mani e cominciò ad aprirlo. Dentro c'era un erba scura e dei pezzi di carta già sagomati e tagliati.
Comiciò ad avvoltolare dell'erba in una di quelle cartine...e con estrema abilità la rotolò su se stessa chiudendolo e gliela porse. Vededendola sbigottita, lo riprese indietro e lo appoggiò alle sue labbra cercando di accendere un fiammifero contemporaneamente. Tirò una profonda boccata e glielo passò quasi a voler iniziare un giro immaginario...Carlotta non rifiutò l'approccio alla sua prima canna e l'avvicinò alle labbra, umettate dal rossetto color fragola. Anche lei aspirò una volta...Joseph la invitò a farlo nuovamente..e cominciò a sentire muscolatutra rilassata.come dopo un paio di bicchieri di vin rosso. O forse qualcosa di più. Non sapeva cosa aspettarsi ma voleva provare. Ne aveva fatto il suo motto: provare per credere.
Gustav le accarezzò il volto con il palmo della mano e le avvicinò sucessivamente le labbra all'orecchio ''Ti piace?'' Carlotta con la testa fece segno di sì, ma non sapeva bene cosa stesse facendo o dicendo. Percedì i movimenti rallentati ed anche le luci le sembro stessero affievolendosi.
Sentì una mano calda correrle sotto la leggera camicetta di tulle che aveva indossato. Ma la mano sì fermò poco prima del reggiseno...quasi un arresto premonitorio di ciò che sarebbe successo subito dopo..
Nel tunnel infatti arrivò a gran passo Karl, in affannosa ricerca dell'amico con il quale doveva esibirsi nella saletta. Vedendoli in posizione così intma, non proferì parola, si girò sui tacchi e scomparve. Ciò bastò perchè l'azione si arrestasse e gli attori si ricomponessero, così improvvisamente...Come detatti dal ciak di un regista. ''Carlotta - disse il musicista - devo andare, comincia lo spettacolo. Mi aspetti?''
Carlotta annuì, ma non era certa che lo avrebbe fatto. Non era certa più di nulla...
Post modificato da: Caterina, alle: 2010/05/09 19:33
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/05/25 11:20
Scusa, Cate!! Ti leggo solo oggi...ma ho avuto un gran da fare. Sono stata anche fuori Roma...
E adesso a noi. Insomma Carlotta non tradisce se stessa...pure "la canna" si fa per curiosità o meglio per inoltrarsi in sentieri sconosciuti, dove potere sperimentare nuove emozioni.
E' coraggiosa...o incosciente? Vedremo poi...
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/05/28 18:33

Uscita dal locale, la giovane italiana percepì che qualcosa era cambiato. In lei, nel mondo che la circondava, nelle cose in cui credeva e in cui avrebbe voluto credere per sempre. Forse erano sogni di ragazza quelli che aveva rincorso: un bello straniero a Milano, un affascinante giovanotto in un arazzo, e poi tanti amici, tante esperiense da scoprire e mondi da afferrare.
Ma forse lei voleva e cercava altro. La verità, non la fantasia, un rapporto sincero, vicino, umano, caldo e gioioso, forse non romantico, ma concreto e rassicurante. Cosa le stava proponendo il musicista austriaco? Un rapporto con sballo e poi cos'altro? Certo sarebbe stato forse bello, la incuriosiva non poco, ma temeva di lasciarsi andare e non riuscire a riprendersi in mano.
E quindi, una volta fuori dal locale, Carlotta prese una strada che la portava lontana dal locale, verso la verde collina che una volta aveva attraversato per sbaglio e che via via che si saliva si trasformava in una fragile boscaglia. Anche stavolta ci era capitata per caso seguendo i suoi pensieri aggrovigliati. E l'aria che emanava dalla fresca verzura le riempiva i polmoni.
No, non sarebbe tornata. Forse non ne valeva la pena. Sicuramente avrebbe fatto meglio ad utilizzare il suo tempo altrimenti....
Questo ed altro ricordava quando affacciata al torrente che scorreva sotto di lei, pensava alla sua vita trascorsa, a quello che aveva visto e fatto ed a quello davanti al quale si era tirata indietro prima di... Ecco non riusciva ancora a pronunciarlo e preferiva accantonare quel pensiero molesto che le trafiggeva la mente ogni qual volta che gli lasciava il tempo di ritornare.
Ma forse era un problema irrisolto che doveva chiarire con se stessa una volta per sempre.
Sì, quello che aveva avuto, forse se lo era meritato, ma non riusciva a sentirsi pienamente colpevole. Se ora era ridotta ad una sedia a rotelle ed il suo bellissimo mondo era mutato tutto ad un tratto, qualcosa doveva aver causato la grave menomazione. Forse irreversibile
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/06/04 22:08
Prima di...???? Cosa è successo a Carlotta? come mai è su una sedia a rotelle?
IL racconto è un'analessi, un ritorno al passato, dunque...un bilancio della propria vita? Carlotta riporta indietro le lancette dell'orologio e cerca di rivivere le emozioni , le oppotunità perdute, il suo passato con rimpianto?
wendy
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo XVIII - 2010/06/16 10:49
Cate, tutto bene? E' dal 28 maggio che hai lasciato Carlotta!! Poverina...
Un abbraccio
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XXII - 2010/06/23 21:28
La sua via era stata sempre in fuga, alla ricerca di qualcosa di più o qualcuno di meglio. Fino a che una giorno non si era imabattuta in un uomo, sposato.
Aveva sempre giurato a se stessa che si sarebbe tenuta lontana da storie ambigue e incerte che implicavano accessi passionali e tanto dolore o malinconia dopo. Lo aveva imparato ascoltando le storie delle sue amiche. Sembrava che ad ogni donna corrispondesse una storia dolorosa ed equivoca.
O forse era che le sue amiche non più adolescenti, ma immerse nel mondo del lavoro e della grande città avevano avuto modo di imbattersi in varie specie umane di uomo. E alla fine anche lei aveva conosciuto, nonostante i buoni priopositi, una storia extra, come la chamava lei.
Già forse la professione che esercitava, doveva metterla in preavviso. Avvocato, cinquantenne, con moglie e figli, ancora in giovane età. Si era rivolta a lui per una questione legale che riguardava i rapporti con l'azienda in cui lavorava e glielo avevano raccomandato caldamente degli amici.
Entrando nel suo studio in via Manzoni a Milano, ricco di dipinti e sculture moderne, si rammenta che sentì una forte pressione sul cuore, come una sensazione di disagio...E lei credeva ai segni premonitori. Appemna entro, appoggiando lo spolverino all'attaccapanni, lo fece reclinare e cadere. Si affrettò a tirarlosu in posizione verticale, ma il sodo tonfo aveva fatto accorrere molte persone che lavoravano nele varie stanze.
Infine, fu fatta accomodare nello studio dellavvocato dopo essere stata annunciata da una giovane donna (una bella ed aitante ragazza, una praticante probabilmente), che era momentaneamente occupato al telefono.
Appena la chiamata terminò, l'uomo rivolse il suo sguardo su d lei e Carlotta sentì quancosa sciogliersi dentro le budella. Era bellisimo, o quantomeno per lei, così le pareva. Lineamenti irregolari, occhi piccoli ma vivaci ed uno sguardo galante ed indagatore...Il mezzo busto che si protendeva dalla sedia non faceva intravedere se vosse alto o basso, ma la circonferenza del polso e la lunghezza della mano lasciavano presumere un corpo longilineo.
''Buona sera, signora ...o signorina? Si accomodi pure e mi dica...'' Cominciò così n modo assolutamente formale il loro incontro. Con lei che tirava fuori le carte da mostrare e lui che faceva il giro del tavolo per aprire le tende e fare entrare le ultime luci del giorno...
Carlotta non comprendeva quella gioia interiore che si stava facendo largo tra i suoi pensieri. Lui tutto sommato non era un granchè, ma in quell'istante in cui la guardava le si illuminava lo sguardo.
Tutto ciò fa presagire una storia d'amore e passione, vero? Ma non sempre è così.
continua
Scusate la latitanza ma ho avuto da fare e fra poco vado in ferie.
Post modificato da: Caterina, alle: 2010/06/23 21:29
Caterina |
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letizia2
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Re:La mia vita come un romanzo XXII - 2010/06/24 16:25
In ferie Cate? dove e fino a quando?
letizia
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo XXII - 2010/06/24 20:43
Dal 4 al 18 e mi porterò il mio pc. Vado in Puglia con mia figlia..come al solito..poi le ferie familiari non so..
Caterina |
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