Caterina
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La mia vita come un romanzo - 2010/01/18 11:47
Ho cominciato a scrivere un nuovo racconto. Sono già alla V puntata. Non so se vi piacerà, ma vi invito A DIRMI COSA NE PENSATE. e' UN PO' DIVERSO DAI PRECEDENTI.
http://www.dols.net/connection_news.php?
id_micro=76&id_sub=10096&id_news=1875
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/18 12:02
Cate, l'ho letto tutto d'un fiato!! Che fine aveva fatto poi la Moscova??
Coincidenze o destino? In una Mosca cosi' immensa ritrovare due volti amici è come trovare un ago in un pagliaio.
Grazie, di averlo postato. Lo seguirò...
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/18 12:48
Chiaramente è tutto inventato, ma i personaggi a cui mi spiro sono veramente esistiti. E fermi nella mia mente. Sai scrivendo di questi ricordi, mi emoziono...erchè sono bei ricordi...magari trovo anche una foto della mia amica Lara, o meglio Larissa..
Caterina |
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/18 12:58
Non mi piace raccontare storie vere al 100%. Perchè se sono storie vere non sono romanzi. E la verità non è sempre bella. con la fantasia si riesce ad andare più in là...
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/19 15:49
Aspetto la sesta puntata!!
Dai, Cate, arricchisci questo topic con foto, cartoline e tutto il materiale a disposizione. Ti seguiremo volentieri in questo"amarcord"!
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/19 23:36
Eh.eh, ma non sarà un amarcord solamente....
Caterina |
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Ienny
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/20 20:42
Anch'io cercherò di seguire il tuo romanzo e il forum... anche se in questo periodo sono completamente assorbita dalla parte finale del mio percorso universitario... il tempo non è mai abbastanza... e devo dire che sono molto stanca... ma proverò a leggerti/vi... ora vi mando un saluto e vado a nanna... domattina alzataccia. Baci
IENNY
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/21 16:44

L'italiana guardava la sua vecchia amica di un tempo e cercava di rintracciare quei morbidi tratti tipici delle donne russe. Non c'erano più. Le parlpebre erano appesantite, mal mascherate dall'ombretto verde sovrapposto frettolosamente senza l'ausilio di uno specchio. La pappagorgia sottostante il mento raccontava di libagioni e stravizi culinari, accompagnati da una vita senza orari e freni. Lara le appoggiò la mano sull'avambraccio, quasi a volerla rassicurare che era proprio lei e non un'altra.
Carlotta le propose di spostarsi in un bar vicino alla piazza per scambiarsi ricordi e novità, ma Lara sembrava essere di fretta e le suggerì invece di accompagnarla all'appuntamento che aveva in fondo al viale. Con un amico, diceva, un caro amico. L'italiana acconsentì e ritornando sui suoi passi accompagnò la giovane russa fino all'albergo Intourist.
Da lontano vide una sagoma familiare: era il ragazzo incontrato sotto il tunnel della metropolitana. Si chiese improvvisamente cosa ci fosse di casuale in quegli incontri e quanto di combinato. Ma ormai era lì e non poteva fuggire. I due russi si misero a parlare velocemente tra di loro, in modo così gergale che lei non riuscì a capire la situazione se non dagli sguardi. La invitarono ad entrare nell'hotel con la scusa di bere qualcosa insieme e si sedettero uno da una parte ed uno dall'altra del tavolo. Quasi a volerle sbarrare qualsiasi via d'uscita.
Le chiesero quando sarebbe ripartita e se aveva molti bagagli. Rispose che avrebbe lasciato Mosca il giorno dopo e di bagagli ne aveva solo uno, ma era stracolmo di abiti. Lo aggiunse quasi a voler confermare che di posto per altre merci non ce ne era.
Lara le suggerì dolcemente che un angolino per un piccolo oggetto avrebbe potuto trovarlo. Disse di sì, ma voleva sapere di cosa si trattasse. Un CD le dissero, per un loro amico italiano. Carlotta annuì e chiese a chi avrebbe dovuto consegnarlo e quando e soprattutto quando glielo avrebbero dato. Quando ebbe tutte le risposte, si alzò e fece per andar via, ma i due la fermarono proponendole di lasciarla lì a bersi un caffè e consigliadole di andar via dopo di loro
Così fecero e rimasta sola nella caffetteria del grande hotel, l'italiana cominciò a sentire le mani che le sudavano, la febbre che saliva agli occhi e la testa che ronzava...Avrebbe acconsentito a quel trasporto che percepiva chiaramente sarebbe stato illecito? www.dols.net
Post modificato da: Caterina, alle: 2010/01/22 13:47
Caterina |
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/22 13:44

Sì, ricordava la sensazione spiacevole provata quella volta a Mosca e la necessità impellente che aveva sentito di scappare via e non tornare mai più...
Così fece. Dimenticò Mosca, il russo, le sue amicizie, quella parte del mondo che se un tempo l'aveva affascinata, successivamente le aveva provocato tanta ansia. Non sopportava mentire, essere al centro di giochi che non poteva gestire, ma soprattutto non poter dire alla propria coscienza: '' ho fatto la cosa giusta''.
E negli anni, invece, si era ritrovata impigliata in molte storie romanzesche senza una ragione o un motivo, ma solo perchè non aveva saputo dire di ''no'' alle prima avvisaglie di un pericolo preannunciato.
Mentre sedeva sul fiume che scorreva sotto di lei sempre più impetuoso, si domandava se il suo amore per l'acqua corrente, per la vastità del mare e degli oceani, non erano un riflesso patologico derivante dalla sua voglia di cancellare quelle ''colpe d'intenzione'' di cui si era macchiata volontariamente per poi fuggire via.
Come quella volta a Oslo. Situata in fondo ad un fiordo, l' ''Oslofjord'', all'interno del bacino dello Skagerrak, la capitale norvegese gode del privilegio di coniugare le profondità dell'oceano ed la sicura solidità della terra ferma. Infatti l'incavo del fiordo è quasi tagliato dalla penisola di Nesodden di fronte la città, a sud. Quindi sebbene l'acqua faccia da padrona nel panorama della città, costruita su 40 isole all'interno del bacino, questa è circondata da verdi colline e montagne. Quindi terra ed acqua convivono pacificamente in un panorama sereno e a misura d'uomo.
Era questo che aveva pensato Carlotta la prima volta che aveva messo piede in quella città, seguendo la sua curiosità insaziabile ed un po' il suo cuore di giovane donna che ancora non sapeva quale direzione definitiva prendere, lasciandosi tutte le porte aperte per una via di fuga.
Aveva conosciuto Hans durante un corso di studio a Mosca ed era rimasta affascinata dalla sua forza interiore ed il suo perenne ottimismo. Inoltre l'aveva sicuramente attratta di quel ragazzo la capacità di desiderare, di voler fare e risolvere qualsiasi problema, cosa poco tipica dei suoi coetanei italiani che si arrestavano spesso davanti alla mera difficoltà di dover cambiare città per lavoro o studio.
Hans era alto e biondo, come ci si aspetterebbe da un qualsiasi vickingo norvegese, ma aveva gli occhi scuri leggermente inclinati verso il basso, ereditati dal padre, un russo euroasiatico.
Si erano incontrati per caso, ma non era stata lei a sceglierlo, ma lui che l'aveva a lungo corteggiata, all'inizio senza apprezzabili risultati. Ma un giorno, prima di lasciare la capitale russa e di ritornare alle loro case in Europa... continua
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/22 15:29
Ci stai portando in gita per l'Europa, Cate!! Che vita avventurosa...!!
Un flash back...in Norvegia.
Me piace...
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo - 2010/01/22 18:24
Beh, 52 anni ce li ho tutti, ma non ho mai girato tanto quanto Claudia.. Ho deciso in questo racconto di raccontare le mie vite...quelle vere, quelle sognate, quelle mai avute. Quindi attenta a quello che racconto..potrebbe essere tutto inventato..
Caterina |
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Caterina
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La mia vita come un romanzo VIII - 2010/01/25 13:56

La sera prima della partenza di per ritornare a casa alla fine di un viaggio di studi, ci sono sempre stati gli addii tra coloro che hanno vissuto insieme, anche solo per poco, una parte della propria vita. Chi tornava in Norvegia, chi in Spagna, chi in Francia e chi in Italia. Era stata organizzata una festa con vodka, vino giorgiano, birre e da mangiare, salumi, formaggi, dolcetti vari. Insomma, non c'era da straviziare, ma per sare insieme tutti quanti, era sufficiente.
Carlotta arrivò tardi come al solito, impegnatissima com'era a chiudere quelle strabordanti valigie. Hans l'aspettava al varco. Si era detto che quella doveva essere la serata giusta, o mai più.
Si avvicinò tempestivamente a lei quando cominciarono le danze, balli forsennati da discoteca che venivano fuori da casse stereo donate da qualche straniero alla scuola. Suoni gracchianti, la qualità non era delle migliori, ma si sà che i giovani quando sono insieme hano bisogno sdi molto poco per alzare il livello dell'allegria e...di guardia.
Carlotta si gettò nelle danze, ma vedeva che l'occhio di Hans la seguiva tenacemente, senza staccarlo un solo attimo. Ad un certo punto la tirò a sè tirandola per la manica della camicia. Vieni qui che ti devo dire una cosa'' le disse in un russo mischiato all'inglese che sicuramente padroneggiava meglio della lingua slava. Infatti, le aveva raccontato che nei paesi scandinavi, l'inglese si cominciava ad imparare dall'asilo.
Carlotta, lo seguì docilmente, più per curiosità che per altro. Si trovò però intrappolòata dietro alle tende che dividevano la sala da ballo dalle aule didattiche. E l'impossibilità di muoversi agilemente le fu fatale. Due labbra morbide e vellutate si incollarono alle sue, senza indugiare. Una lunga lingua le sfiorò prima i denti, poi il palato e poi arrivò fino all'ugola. Beh, si disse, sapeva davvero baciare bene. Chi se lo sarebbe mai aspettato dall'algido norvegese. Un vero e proprio bacio alla francese!
E la cosa continuò, Carlotta non sapeva che fare. Lei in realtà aveva un ragazzo in Italia. Che l'aspettava con ansia e non vedeva l'ora che ritornasse. L'aveva lasciata andare forse confidando in se stesso, forse nel loro rapporto o forse ancor di più perchè non avrebbe potuto fare diversamente: Carlotta sarebbe andata a fare il suo corso di studi con o senza il suo accordo. Era una ragazza sgusciante ed imprendibile a meno che non si assecondassero il suoi voleri. ''Viziata'' avrebbero detto alcuni.
Cominciò quella sera la sua storia con Hans che la portò a lasciare tutto e a pensare seriamente di trasferiesi vicino al polo nord. Non senza ripensamenti e dubbi.
Erano cominciati i suoi viaggi dall'Italia a Oslo e quelli di lui dalla Norvegia all'Italia, trasferimenti che dovevano permettere di capirsi e di sondare se era possibile un'unione tra gli orsi polari e i pesci mediterranei.
continua
Post modificato da: Caterina, alle: 2010/01/25 13:58
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/01/25 15:29
E voilà...è bastato un bacio alla francese per cancellare tutto!!!
Certamente Carlotta era una passionaria...e voleva vivere le emozioni senza alcuna razionalità. E il fidanzato...come lo liquidò??
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/01/25 16:39
Questa puntata non mi piace molto, ma dovevo trovare un passaggio alla Novegia... Come lo liquidò? Come fanno tutti i giovani ma come abbiamo fatto anche noi... Ma non voglio entrare troppo nei dettagli della storia amorosa, alòtrimenti scade l'obiettivo del romanzo...
Comunque il bacio il mio forte...
Caterina |
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/01/30 12:05
 Montagne e fiordi che aveva visto solo in cartolina, ma... Ricordava la sua avventura norvegese in modo sbiadito e intermittente. Erano trascorsi molti anni ed anche se le sue visite erano state frequenti, non era riuscita a ricavarne un'immagine nitida e chiara. Un mondo pieno di natura e fiumi. Montagne e fiordi che aveva visto fino ad allora solo in cartolina. Bello, bellissimo ma...guidato dal suo Hans che a tutto pensava e a tutto provvededeva, senza lasciarle lo spazio per scoprire, indagare, curiosare da sola e autonomamente. Il primo viaggio l'aveva fatto con passione e piena di buone intenzioni. Un uomo che l'aspettava con ardore all'areoporto con...una rosa in mano. Che differenza dai suoi coetanei, che di fiori nemmeno a parlarne. Un mondo quasi rimasto all'inizio del secolo, quando per corteggiare una donna servivano belle maniere e costanza. Rammenta le visite turistiche alle navi dei vikinghi, all'art Centre dove erano conservati ed esposti i quadri di Gustav Munch che lei amava tanto, al castello di Oslo dove abitavano un vero re ed una reale regina. Ma quello che l'aveva colpita di più erano i papà che spingevano i passeggini nel parco. Uomini senza la scorta delle consorti. Papà e bimbi che giocavano sui prati e talvolta raggiungevano i nonni che tanto anziani poi non sembravano. Alti, magri, senza pancetta gli uomini o cellulite adiposa le donne. Erano proprio gli eredi dei mitici vikinghi che si dice abbiano raggiunto l'America prima dell'italiano Colombo. E in Norvegia a queste cose ci credevano davvero e forse saranno vere, ma lasciamo agli storici gli accertamenti e verifiche. Un mondo in cui le donne c'erano, ma non svolgevano solo il ruolo di mamme e mogli. Hans le spiegò che in Norvegia le donne avevano molti privilegi che le rendevano libere e sicure di sè. Spesso guadagnavano più dei consorti, ma ciò non le aiutava ad avere menagé familiari ineccepibili. Infatti i divorzi erano prevalenti tra le giovani coppie sposate. Questo forse era stato anche il motivo per cui aveva cercato una donna del sud Europa, attaccata alle tradizioni e con valori veri. Carlotta si chiese perchè pensasse quello di lei. Non credeva di rivestire il tipo di donna che le aveva descritto, ma si guardò bene dal dirglielo. Erano solo agli inizi della loro storia e le sarebbe sembrato troppo invasivo fare delle precisazioni così anticipatamente. Tuttavia si sentiva a disagio, talvolta, a dover dipendere in tutto e per tutto da lui. Non ultimo, la lingua, il norvegese, non facile anche se simile agli idiomi anglosassoni, ma la cui non conoscenza la costringeva a fare uso sempre dell'inglese. Che lei conoseva bene, ma si sà che ci sono situazioni in cui le parole ti mancano. Non te li insegnano mica a scuola quei vocaboli, ma devono essere appresi ''sul campo''. Gli amici del suo ragazzo erano belli e simatici, le ragazze un po' slavatine, tutte magre, alte e bionde, con eccezione di qualche castana. I ragazzi tutti con gli occhi azzurro mare di norvegia'', cioè blu azzurro scuro. Ma la cosa che la lasciava perplessa era l'atteggiamento di questi nei suoi riguardi. Caldo ed entusiastico durante le feste a base di birra (molta) e vino (poco) e freddo o quantomeno riservato quando la incontravano per strada o altrove. Se ne domandò spesso il motivo, ma trovo la spiegazione solo molto più tardi... continua
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/01/31 16:52
Che doppiezza, Cate! E' vero allora che i norvegesi sono ottimi amatori, pur apparendo freddi e respingenti.
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/01/31 17:55
Non so wendy, li trovo bellissimi, ma di fronte ad un maschio italiano hanno poco a che vedere,....
Caterina |
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wendy
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/02/05 22:14
Cate, ci hai mollato qui in Norvegia...col freddo che fa!!
Ammiriamo i fiordi, i porti, le casupole colorate, i pescatori, i bei vichinghi...ma quanto staremo ancora?? E' un bel paesaggio, ma tutto questo silenzio mi intristisce un po'...
E allora...? C'era un volta e poi?
wendy
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/02/06 14:57
La scrivo domani....è il compito della domenica...
Caterina |
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Caterina
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Re:La mia vita come un romanzo VIII - 2010/02/07 11:47
Certo ad Hans piaceva l'Italia. Lasciava volentieri il blue del suo mare ed i silenzi delle colline norvegesi per andare a trovare Carlotta. Da quando le aveva chiesto di sposarla ed era andato a trovare i genitori di lei nel profondo sud, si era innamorato oltre che della nativa, anche del paese. Pure in Italia il mare era bleu, ma non così scuro e color cobalto come quello atlantico. E il sole faceva brillare i colori così intensamente che il ragazzo norvegese ne era rimasto abbagliato.
Aveva organizzato, per una sua visita a Napoli per conoscere i genitori della fidanzata, un tour a Capri. Aveva prenotato un albergo immerso nel verde profumato e solitario dell'interno dell'isola ed affittato una macchina per girarla e spostarsi sulla terra ferma.
Ma l'autovettura invero, l'avevano usata poco. Preferivano la solitudine ed il silenzio delle stanze dell'albergo ''Chiaro di luna ''o le passeggiate al centro cittadino, nel breve viale pedonale che attraversava le vie più modaiole per arrivare fino alla teleferica. Hans era felice come un bambino. Carlotta un po' meno, ma soprattutto, nonostante si stesse gustando il soggiorno caprese, era preoccupata. Sentiva una forte pressione su di lei da parte del ragazzo e non era sicura di volersi sposare proprio allora, alla sua età. Aveva appena finito l'università e voleva guardarsi un po' intorno, viaggiare,conoscere, divertirsi, cercare un lavoro che le si confacesse. Invece così era messa davanti ad una scelta ben definita. E non sapeva se volesse prenderla o meno.
Aveva visto, nei viaggi a Oslo, solo le attrattive del posto, ma aveva sentito un gelo al cuore che sembrava tanto un presentimento. Le notti bianche norvegiesi erano seguite da mesi buio, osciuità e freddo. E lei amava la luce ed il sole. Avrebbe retto? Inoltre, anche dal punto di vista passionale le cose non andavano così lisce. Lui era un romantico nordico che avrebbe passato tutta il giorno in albergo. Lei invece avrebbe preferito girare i luoghi che non conosceva ed assaporare il piacere della vita notturna. Non lo amava abbastanza per fare quel passo, si disse, era troppo presto o forse lui non era la persona giusta...
Caterina |
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